La scorsa settimana abbiamo presentato il nuovo libro di Luigi Centenaro, Digital YOU, di cui è coautore assieme a William Arruda. William Arruda è un’autorità nell’ambito del personal branding. Si può dire che è una disciplina che si è praticamente inventato lui, venti anni fa, e tuttora ha delle intuizioni interessanti a proposito della gestione strategica della propria immagine personale e professionale.

Era un evento in presenza a Milano, ma lui era chiaramente in collegamento da New York. Mi hanno colpito tre cose del suo discorso.

La prima, la più “facile”, riguardava il fatto che nel nuovo mondo del lavoro avere competenze video è al pari di saper stringere la mano in presenza, di usare le giuste leve per relazionarsi dal vivo, per esempio a livello di standing e di prossemica.

La seconda, già meno sentita nel discorso comune, aveva a che fare con l’intenzionalità della comunicazione. “Deliberate” è l’aggettivo che ha usato lui, e si riferiva al fatto che il personal branding è un atto di comunicazione pensato e agito, ed entrambe queste dimensioni richiede una strategia, il più possibile coerente.

Alla terza cosa non avevo mai pensato, in tanti anni di Smart Working anche pre Covid. Ha posto l’attenzione sul fatto che è molto diverso avere la percezione di una persona in 3D rispetto a quella legata alla bidimensionalità dello schermo. Lo ha detto facendo proprio il segno con le mani, collegato da zoom e segnalando i confini semiotici del rettangolo che delimitava la sua immagine. Quella gestualità ha reso il concetto più di ogni altra parola.

Le domande che mi pongo ora: come dare profondità a quella bidimensionalità? Come far sì che l’esposizione al (troppo) video non faccia diminuire il valore dei contenuti che attraverso di esso veicoliamo? Come sganciarci dalla sensazione di zapping che prende nelle giornate di riunioni non stop? Come dare matericità a un’immagine di noi stessi che per (sempre più) interlocutori si forma in primis digitalmente?

Il personal branding – fatto seriamente – qualche risposta la dà. Grazie a Luigi Centenaro e William Arruda per darci l’occasione per fermarci un attimo e rifletterci.

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