Un’altra tomba nel cimitero di Google (stavolta HR)

Google-Hire-796x418 source TNWDue anni e mezzo fa ho scritto un post per il blog Professioni Digitali dell’editore FrancoAngeli, chiedendomi se il neo lanciato Google Hire sarebbe potuto evolvere come concorrente di Linkedin. La mia risposta, pur cauta, era stata “no”.

A distanza di 30 mesi esatti, “Aggiunta un nuova tomba al cimitero di Google” era l’incipit di un articolo del magazine tecnologico Techcrunch che raccontava la dismissione di quel prodotto Alphabet dedicato agli uffici del personale. Da Mountain View hanno fatto sapere che allocheranno le risorse su altri progetti all’interno del loro portfolio Cloud.

In questo periodo di tempo i progetti HR hanno attratto l’attenzione di praticamente tutti i big della Silicon Valley: dalla piattaforma Google for Jobs, a Facebook Workplace e for Jobs,  da Amazon Mechanical Turk a – ovviamente – le integrazioni di Microsoft e Linkedin, passando per Uber Works.

In ogni caso, Google potrebbe avere altri assi nella manica. Quando si tratta dell’evoluzione recente del digital recruiting, infatti, molto c’è ancora da raccontare… prossimamente su questi schermi. 

#ProfessioniDigitali #DigitalRecruiter #SocialRecruiter

 

Social Recruiter: in arrivo il nuovo LinkedIn. Oppure no.

Di Risorse Umane, recensioni, porte di vetro e candidati informati

Lavoro nell’ambito delle Risorse Umane da 16 anni. Eppure, è stato solo relativamente di recente che ho sentito per la prima volta la contrapposizione tra direttori HR “da porta di vetro” e quelli da “porta di legno”.

In quella prima occasione, lo ammetto, sono rimasta un poco interdetta. Non capivo veramente di cosa si stava discutendo. Poi mi hanno spiegato che il capo del personale che c’era prima usava la porta di vetro, ma lei, la nuova, l’aveva fatta smantellare e sostituire con una di legno. Tutto questo per la gioia dell’ufficio facility che nel giro di qualche mese aveva gestito l’avvicendarsi di falegnami e vetrai.

Ma ancora, mentre me lo raccontavano, non comprendevo il senso di quello che mi dicevano, e temevo fosse una presa in giro nei confronti della mia ingenuità. Più tardi, ho capito che, in soldoni, la porta costituiva un simbolo della leadership HR, che poteva essere più trasparente e inclusiva oppure più votata al segreto e alla riservatezza.

A distanza di anni, mi chiedo se ci sia ancora spazio per questa ultima, se è pensabile mantenere e anzi promuovere una cultura improntata sulla chiusura e sulla mancata condivisione.

È solo una porta, si dirà. Ma è la porta dell’ufficio per eccellenza delle persone, e tutti abbiamo bisogno di segnali rassicuranti. Ci pensavo ieri mattina, quando sono andata a sentire la conferenza stampa di lancio in Italia di Glassdoor, la piattaforma che consente di rilasciare in anonimo delle recensioni sul proprio datore di lavoro. Glassdoor, appunto, una porta di vetro che ti permette di capire in anteprima se vale la pena bussarci.

In altri termini, uno scorcio della vita aziendale prima di metterci piede, ad opera dei suoi stessi dipendenti. Una visuale che (se guardata con i giusti occhiali) permette di fare scelte assai più consapevoli. I candidati informati hanno già adesso un punto di forza enorme nella ricerca di un lavoro. Ciò che è meno evidente è che possono rappresentare un patrimonio immenso per le organizzazioni. A patto di tenere le porte aperte.

Autunno, la seconda primavera

 

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“L’autunno è una seconda primavera, dove ogni foglia è un fiore”, scriveva Albert Camus.

Si prospetta una stagione piena di belle cose, e fiorisce il calendario di eventi a cui parteciperò come speaker nei prossimi mesi.

Mi confronterò principalmente con aziende e studenti, soprattutto sui temi dell’employer branding e del futuro del lavoro, passando ovviamente dalle digital HR. Se vi interessa qualcosa in particolare, scrivetemi!

Altri appuntamenti sono in via di definizione, appena possibile seguiranno dettagli.

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9 Ottobre 2019, Ivrea: Il futuro che non ti aspetti; assemblea pubblica di Confindustria http://www.confindustriacanavese.it/servizio/rapporti-con-i-soci/notizia/28198/assemblea-pubblica-di-confindustria-canavese-il/

11 Ottobre 2019, Ravenna, Selezione a gravità zero: Opening speech: “Personal and employer branding” https://magazine.scrconsulenza.it/stefania-suzzi-curiosita-selezione-gravita-zero/

15 Ottobre 2019, Milano: Manager & Carriera, dove vai se il (personal) branding non ce l’hai!

25 Ottobre 2019, Trento: EIT Digital Master School Kick-off, Keynote Talk  – “Future of work is now: How Digital Transformation is impacting recruiting and the workplace” 

14 Novembre 2019, Milano: Forum delle Risorse Umane http://www.forumhr.it

11 Gennaio 2020, Bari: La Classe, Branding personale, Branding aziendale. Guida all’utilizzo strategico di Linkedin https://cristianocarriero.me/2019/07/15/la-classe-aspetta-a-te/

30 Gennaio 2020, Milano: Università Bicocca, Master MACU in Capitale Umano http://www.maunimib.unimib.it/percorsi-formativi/macu/

Finisce la mia avventura in Adecco

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Dopo 10 anni esatti, finisce la mia avventura in Adecco. 10 anni in cui ho avuto modo di portare avanti tanti progetti, di avere un punto di vista privilegiato sul mondo del lavoro, in Italia e su scala globale, e di conoscere migliaia di colleghi.

Citarli tutti è impossibile, ma voglio dire un grazie speciale alle persone (tante) che mi hanno permesso di sperimentare sempre e per non avermi mai messo l’ansia del fallimento. A loro va anche il mio ringraziamento per quello che mi hanno insegnato sul lavoro, sulle risorse umane e sulle organizzazioni.

Un grazie ancora più grande va ai miei compagni di squadra in Italia e all’estero, per avermi fatta evolvere continuamente come manager e come persona, oltre ai colleghi di Zurigo e dei team digital di tutto il mondo.

Come mi disse HR qualche tempo fa: “Quando sei entrata in azienda, nel 2009, non assomigliavi affatto all’Adecco di allora, ma a quella che sarebbe diventata”.
Nel mio piccolo, spero di aver contribuito a questa trasformazione.

AND FOR MY NON-ITALIAN COLLEAGUES 🙂

After exactly 10 years, my Adecco adventure comes to an end.  In this period of time, I have led many projects, and I have been lucky enough to get a  privileged perspective on the world of work, in Italy and on a global scale, and to get to know thousands of colleagues. It is impossible to mention them all, but I want to say a special thanks to the (many) people who have allowed me to give it a try and for not making me anxious in case of failure. My thanks is also for what they taught me about work, human resources and organizations. Finally, a bigger thanks goes to my teammates in Italy and abroad, for making me continually evolve as a manager and as a person, in addition to colleagues from Zurich and digital teams from all over the world.

As a HR person told me some time ago: “When you joined the company in 2009, you didn’t look like the Adecco of that time at all, but to what it would have become.” I hope I have contributed to this transformation.

 

Il mio primo TEDx: il futuro del lavoro è femmina

 

Il giorno prima del mio primo TEDx ero nel panico. Mi sembrava di non ricordarmi niente e di essere completamente inefficace. Ho scritto chiedendo consiglio alla mia insegnante di public speaking, una ex collega olandese, una vera forza della natura. Mi ha risposto con una sola frase: “Have fun!”. “Divertiti!”.

Aveva completamente ragione. Sono salita sul palco, agitata, ma determinata a divertirmi e a stare bene. Così è stato, per tanti motivi.

Perché ero stata supportata da organizzatori e speaking coach bravissimi, a cui vanno tutti i miei ringraziamenti. Poi perché l’atmosfera era magica, e i temi trattati affascinanti. Ma soprattutto perché stavo letteralmente portando in scena la sintesi di tutti i miei pensieri e delle mie conversazioni degli ultimi anni, e la base per le riflessioni future.

Il TEDx Darsena di quest’anno era dedicato a etica e tecnologia, a me il compito di declinare questi temi sul versante lavoro. Allora mi sono chiesta che cosa mancasse nel dibattito sul futuro del lavoro, troppo spesso dominato da scenari apocalittici, da robot e automazione. Scarsa l’attenzione su come cambieranno i modi di lavorare, la gestione del tempo e dello spazio, le identità e le relazioni professionali, nonché la ricerca di nuove opportunità.

In altre parole, si discute molto e giustamente di hardware e di questioni industriali, ma si ragiona molto meno sugli aspetti più soft, che sono però quelli che determineranno la vita delle persone. In questo senso, ho proposto il mio punto di vista: ovvero, che il futuro del lavoro è femmina, perché più marcatamente femminili saranno le caratteristiche del lavoro di domani.

Se volete saperne di più, il video è disponibile su Youtube, sul canale ufficiale dei TEDxTalks.

 

tedx silvia zanella

Quando è l’algoritmo a scegliere il lavoro

 

 

humanless

Come è cambiata la ricerca di lavoro con la tecnologia digitale? Se prima erano le persone a leggere gli annunci, mandare i curriculum, farsi raccomandare, adesso è sempre più l’algoritmo a proporre in automatico le offerte di lavoro più idonee per il singolo candidato. Lo fa attraverso sistemi di intelligenza artificiale e di machine learning, che individuano le parole chiave più ricorrenti e personalizzano così l’output della ricerca. Questo processo nell’ultimo decennio è diventato sempre più preciso e fluido, dapprima con i siti di recruiting online, poi con le piattaforme di business social networking, da ultimo con servizi come Google for Jobs.

Come sostiene Massimo Chiriatti nel suo libro “#Humanless. L’algoritmo egoista” (2019), si tratta della “logica conseguenza degli anni passati a inserire i CV nei database online, così che adesso siamo dentro una matrice di dati. Quando avviene l’incrocio di domanda e offerta, un match, è il lavoro a cercarci”. Di certo, si guadagna in efficienza: niente più serate intere a cercare offerte consone al proprio profilo. Sicuramente, è più facile orientarsi nel mare magnum di informazioni professionali che girano in Rete. Ma, altrettanto indubbiamente, non sono poche le problematiche che sorgono quando affidiamo all’algoritmo il compito di sceglierci per proporci un impiego. Se i siti non sono correttamente indicizzati, ovvero se la loro architettura non è ottimizzata, c’è il rischio concreto che l’algoritmo non le individui proprio, certe opportunità. Altrettanto accadrà per quegli annunci scritti male, non solo agli occhi dell’utente finale, ma di quelli degli stessi motori di ricerca. Se non saranno “search engine friendly” non verranno presi in considerazione, almeno nei primi risultati visualizzati.

Il resto dell’articolo si può leggere su Corriere.it: http://nuvola.corriere.it/2019/07/30/nuvola-libri-quando-e-lalgoritmo-a-scegliere-il-lavoro/ . 

Estate di studio matto e piacevolissimo

studio matto

Ho dedicato questa prima parte dell’estate a leggere e studiare tanto, ogni sera. Libri che avevo tenuto (letteralmente) sul comodino per tutto l’inverno, libri nuovi, libri regalati e libri finiti tra le mie mani fortuitamente.

Tutti libri che parlano – alcuni più direttamente, altri meno – di futuro del lavoro, che mi accompagnano nelle mie riflessioni di questo periodo e mi saranno di enorme aiuto per le prossime cose in via di scrittura.

Per ciascuno ho cercato una frase significativa, non necessariamente riassuntiva del testo, ma che mi ha colpito, per originalità del pensiero o – viceversa – perché la sentivo particolarmente assonante col mio.  Lette di fila magari hanno poco senso, ma vi assicuro che ciascuna apre un mondo. Ve le propongo qui di seguito, prima di dedicarmi a un agosto di narrativa. Visto che ci siamo, avete dei titoli da consigliare?

PS: Ho letto anche moltissimi articoli e post sempre sul tema, i più interessanti li ho ritweetati e commentati principalmente su Twitter. Se volete seguirmi anche là, mi trovate come @silviazanella_ 

PPS: Ho ancora un sacco di saggi e manuali da leggere sul futuro del lavoro, a loro do appuntamento a settembre. Ma se avete dei titoli da segnalarmi, in italiano o in inglese, vi ringrazio fin d’ora.

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“Design your life” di Burnett ed Evans  (special thanks a Francesca Parviero che ha scritto la prefazione all’edizione italiana) – “Bisogna essere bravi ad avere fortuna”

“HR revolution” di Alessandro Donadio (una rilettura, ma fatta con occhi diversi, da non perdere) – “Le persone salvano le organizzazioni da se stesse”

“Humanless” di Massimo Chiriatti (special thanks a lui per avermelo raccontato in anteprima) – “Qual è il primo compito del lavoro? Sceglierci”

“Contrordine compagni” di Marco Bentivogli (riletto con la dovuta attenzione, dovrebbe essere lettura obbligatoria in Parlamento prima ancora che nelle scuole) – “Si accusano la tecnologia e gli algoritmi là dove invece c’è un vuoto di proposta di policy, di raccomandazioni e iniziative che diano un senso e un indirizzo, e che offrano la possibilità di superare i limiti e cogliere le opportunità insite nel cambiamento”

“Come se tu fossi femmina” di Annalisa Monfreda (cronaca di un viaggio familiare di sole donne, con lezioni di management insospettabili adatte anche ai minori di 18 anni) – “Io pratico e teorizzo la gentilezza come forma di leadership perché sono consapevole delle sue potenzialità straordinarie e di quanto lontano possa spingere un gruppo”.

“10 idee per convivere con il lavoro che cambia” AAVV – “Il lavoro, o meglio l’occupazione retribuita, da ‘diritto di cittadinanza’ finisce col diventare ‘requisito di cittadinanza’, titolo di ‘meritevolezza’ per sancire l’appartenenza alla comunità”

“Employee Experience” di Rosario Sica – “La semplice verità è che le donne hanno una prospettiva unica e diversa sulle cose e di questa prospettiva abbiamo bisogno per aiutare le nostre organizzazioni a sviluppare nuove idee, mettere in discussione i dogmi, identificare le opportunità, ridurre i rischi e costruire realtà competitive e di successo”

“Rebel Talent” (ricorda molto quanto sostiene Ivan Ortenzi sugli “irrequieti”, resta tutta da capire l’applicabilità) – “Rebels value learning and stay humble”

“Maam, la maternità è un master” di Riccarda Zezza e Andrea Vitullo (special thanks a lei, che me lo regalò poche settimane prima che nascesse Pietro; riletto a distanza, rivela ancora più la sua forza dirompente) – “È arrivato il momento di “spingere” per una ricongiunzione reale tra vita e lavoro ha ricadute importanti su cosa è femminile e cosa è maschile al di là del genere, al di là degli stereotipi, fuori dalle gabbie”

“HR disrupted” di Lucy Adams (special thanks a Silvia Mauri per avermela fatta conoscere di persona) – “HR systems and manuals are geared towards making HR feel better rather than enabling employees to do their best work”

“Un branco di lupe” (lezioni di leadership al femminile dalla ex capitana della nazionale di calcio US) – “Una leader che si mostrava vulnerabile ci sembrò una violazione dei principi della leadership”

“Senza Filtro – paper edition” AAVV (special thanks a Osvaldo Danzi, che me ne ha fatto graditissimo omaggio) – “Oggi il lavoratore deve essere messo in condizione di capire il perché di ciò che fa. Lo ripeto: deve capire il perché”

Osservatorio 2018 sullo Smartworking del Politecnico di Milano AAVV (per evitare di dire cose tanto per dire, tipo che è una cosa da mamme o da sbarbatelli) – “Gli smartworker sono ancora prevalentemente uomini (76%) appartenenti alla generazione X, tra i 38 e i 58 anni (50%)”

“Lavorare nell’azienda liquida utilizzando l’apofenia” AAVV (titolo un po’ così, ma concept interessante) “Nel futuro del lavoro servirà l’apofenia, ovvero la capacità di riconoscere schemi o connessioni in dati casuali e senza alcun senso apparente”

“Holocracy” di Briant J. Robertson (testo fondativo delle organizzazioni iper piatte, una delusione) – “If no explicit power structure is in place, an implicit structure will emerge”