La scorsa estate ho fatto uno studio sul curriculum e sono incappata in un documento straordinario: la lettera che Leonardo da Vinci mandò a Ludovico il Moro per convincerlo della bontà dei suoi servigi. Siamo nel 1482 e Leonardo è già noto per le sue virtù pittoriche e scultoree. Eppure, curiosamente, è solo nella chiusura di questa lettera che cita le sue qualità artistiche. In tutti i paragrafi precedenti, fa un lungo elenco di come il suo sapere in qualità di architetto, ingegnere, maestro e armiere possa rendersi utile alle esigenze del duca della città di Milano.

DaVinciResume

Nella sua auto-candidatura, Leonardo fa quindi un piccolo capolavoro di personal branding.  Innanzitutto, perché non parla tanto di sé, ma punta l’attenzione sui bisogni del suo interlocutore. Non dice “quanto sono bravo”, ma cerca di dimostrare al suo futuro datore di lavoro di essere la persona giusta al momento giusto: “mi exforzerò, non derogando a nessuno altro, farmi intender da V. Excellentia, aprendo a quella li secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi opportuni“.

Addirittura, si offre per un periodo di prova, laddove la lettera di presentazione non dovesse essere abbastanza convincente: “Et se alcuna de le sopra dicte cose a alcuno paressino impossibile e infactibile, me offero paratissimo ad farne experimento in el parco vostro, o in qual loco piacerà a Vostr’Excellenzia, ad la quale humilmente quanto più posso me recomando.”  

Come è andata a finire, lo sappiamo bene. Sotto al ducato di Ludovico il Moro Milano vive – anche grazie a Leonardo – un vero e proprio Rinascimento urbanistico e non solo.

A un recente convegno mi hanno chiesto se avrei mai assunto Leonardo, specie in ambito HR. E la mia risposta non è potuta che essere sì. Innanzitutto perché ai tanti saperi specialistici ha saputo unire le competenze del futuro: la capacità di apprendere continuamente, di sapere unire i puntini, di creare, di usare senso critico, di inventare. Poi, perché come un vero Digital Recruiter ha saputo mettere la persona al centro, non solo a parole (pensiamo all’uomo vitruviano)uomo vitruviano

E perché ha saputo far evolvere la propria cassetta degli attrezzi professionali, non arroccandosi dietro modi di lavorare consueti ma facendo evolvere tutto il gruppo, e con un impatto sulla società nel suo complesso. Insomma, se vi capita un candidato come Leonardo, non fatevelo scappare.

PS: Grazie a Roberto Zecchino di Bosch per avermi invitata al convegno su “Leonardo, il genio e l’inclusione” e per avermi fatto ritrarre insieme agli altri speaker in una versione contemporanea dell’Ultima Cena – e quando mi ricapita?

Leonardo Silvia Zanella

 

 

 

 

 

 

 

 

2 pensieri riguardo “Qual è stato il primo curriculum della storia?

  1. Bellissimo ! due appunti però: Leonardo si rivolgeva a Ludovico il Moro e non ad un head hunter. Credo che ci fosse rispettiva conoscenza fra i due, per cui probabilmente la lettera non era che un atto formale..

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  2. Molto bello ed interessante!!! Ho avuto il problema di stendere il mio primo curriculum professionale pochi giorni fa e, in effetti, è difficile per un designer (e artigiano) illustrare e far comprendere quali competenze, progetti e idee può mettere a disposizione e condividere ad una eventuale azienda. Mi hai dato un ottimo spunto… Grazie!!!

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