Corridoi, zerbini, interruttori

Fino al 2020 c’era uno zerbino invisibile davanti a tutti gli uffici, le banche, i supermercati, gli altoforni, le scuole, gli stabilimenti. Diceva: “Si prega di lasciare i problemi personali fuori dal luogo di lavoro”.

C’era poi un altro zerbino davanti alla porta di casa che diceva: “Si prega di non portarsi (troppo) lavoro a casa”, con l’invito a non rimuginare troppo sulle problematiche emerse nel corso della giornata lavorativa.

Peccato che siamo persone, non interruttori.

Per questo mi ha colpito l’ultima indagine del Censis sul welfare, che chiama “sindrome da corridoio” l’osmosi – interpretata in questo caso solo negativamente – tra vita privata e lavoro, che “abbatte benessere soggettivo, la qualità della vita e la salute mentale”.

Il 25,7% dei lavoratori dipendenti si porta infatti al lavoro i problemi di casa, privati, con effetti negativi sulla perfomance, il 36,1% si porta i problemi lavorativi a casa con effetti negativi sulle relazioni familiari, amicali ecc.

Di zerbini e interruttori, e soprattutto di confini vita-lavoro (non sempre e soli negativi) parlo in #Bastalavorarecosì, in uscita per Bompiani mercoledì in libreria e già prenotabile online su Amazon e altri store.

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