“Il capo perfetto”. Anche no.

Qualche settimana fa sono stata al cinema a vedere “Il capo perfetto”, un film spagnolo uscito in realtà in inverno ma che desideravo recuperare alla prima rassegna estiva.

Avevo aspettative alte: candidato all’Oscar, pluripremiato in patria, protagonista oggettivamente eccezionale. Eppure.

Il film parte bene, con un imprenditore di bilance (di bilance! metafora potenzialmente perfetta!) che si fa in quattro per aiutare i propri collaboratori, anche nella loro sfera privata.

Tutto bene finché non si scoprono altarini vari, licenziamenti, tradimenti, fino a un omicidio su commissione, nell’arco di una settimana, il tempo di aggiudicarsi il premio come “miglior posto di lavoro”.

Un susseguirsi di luoghi comuni che nulla avevano a che fare con le tante dimensioni che possono invece narrarsi a proposito di un “capo perfetto”.

Una delusione su tutta la linea, come mi capita spesso al cinema quando si raccontano storie di lavoro, sempre molto macchiettistiche e contraddistinte dall’assenza assoluta di sfumature e di contraddizioni. Ma di sfumature e contraddizioni è pieno il lavoro ed è piena la vita, come mai difficilmente il grande schermo regala emozioni in questo senso? Qual è li film di lavoro che vi è piaciuto di più e perché?

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