Domitilla Ferrari ha iniziato a parlarmi di pessimi capi e del libro che ci stava scrivendo sopra lo scorso anno. Ed ecco le mie reazioni, in ordine di apparizione:

Pensiero 1: Che idea magnifica!
Un tema attualissimo, reso ancora più rilevante dalle difficoltà di tenere e fare team in pandemia.

Pensiero 2: Che coraggio!
Esporsi sui tipi di manager che è meglio non incontrare troppo spesso sul proprio cammino professionale richiede tanti doti differenti. Lucidità, equilibrio, faccia tosta, trasparenza (anche se le storie non riguardano, come è ovvio, sempre te in prima persona).

Pensiero 3: Che tipi di pessimi capi sono capitati a me?
Ci ho molto riflettuto, anche dopo avere letto il libro. Credo di essere giunta alla conclusione che – nella mia personale definizione di pessimo capo – moltissimo dipenda dalle mie specifiche aspettative rispetto a chi ha un ruolo di responsabilità. Posso quindi dire di essere stata molto fortunata. In oltre 20 anni di pessimi capi ne ho avuti solo due e i entrambi i casi era un problema di scarsa o cattiva considerazione – prima di tutto umana – delle persone in questione. Ne ho invece avuti tanti, tantissimi, che mi hanno dato fiducia, che mi hanno fatto sperimentare, che hanno saputo farmi ricredere su alcune decisioni, che mi hanno fatto performance review spietate ma incredibilmente istruttive. Il mio grazie a loro va soprattutto per essere stati dei role model, attivi contributori del benessere quotidiano di tutti.

Pensiero 4: E io che tipo di pessimo capo sono?
Micromanager, controllora, “faccio-io-che-faccio-prima”. Mi capitava tanto in passato, cerco di fare in modo che mi capiti sempre meno oggi. Trovo utilissimi strumenti di leadership feedback che ti costringono a rivederti e ripensarti in certe occasioni e a dirti che ci voleva poco a fare meglio.

Pensiero 5: Non vedo l’ora di leggere questo libro e di scriverne
Così, appena ricevuto, mi ci sono buttata a capofitto e nel giro di un weekend l’ho finito e ho scritto questa recensione sul Corriere.it – facciamo che vale anche per la mia rubrica Sottolineature.

PS per i maliziosi: nel libro si cita anche un mio testo. Ne avrei scritto comunque, fosse anche per avvalorare una delle tesi sostenute da Domittila. Che nessuno può farcela da solo, e che il networking è una risorsa insostituibile di capitale professionale e umano.

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