Questo è un momento delicato per le persone. Il lavoro, quando c’è ancora, ha completamente cambiato faccia, e per molti tante cose sembrano essere più difficili di prima. Difficile rapportarsi con capi e colleghi, difficile mantenere le relazioni di business a distanza, difficile tentare un equilibrio tra vita privata e dimensione lavorativa, difficile tenere alta la produttività.

Serpeggia soprattutto la paura del futuro: per la promozione che non avverrà, per il rientro in ufficio senza le dovute precauzioni, per il doversi reinventare, per non lavorare più a stretto contatto con il team e con i clienti. Paura per la perdita del posto di lavoro, per la cassa integrazione, per il fallimento della ditta.

Nessuno ha la sfera di cristallo, ma di certo chi si occupa di Risorse Umane ha una responsabilità enorme, in questo periodo: preservare il lavoro, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo, il più possibile. Stare vicino alle persone, promuovere nuovi modi di lavorare per il mondo che verrà.

Come fare? Io ci sto pensando da tempo e ancora non ho le soluzioni, evidentemente. Però cerco di tenere sempre a mente le 4 domande che seguono e di immaginare le risposte che darei io. Lo consiglio anche a voi, può essere un buon punto di partenza.

  1. Cosa vorremmo dicessero le persone che lavorano con noi a proposito di come la nostra azienda ha gestito la situazione durante la pandemia?

2. Di converso, che risposta saremo in grado di dare ai futuri candidati rispetto a come abbiamo preservato i nostri dipendenti? Naturalmente non solo in termini di sicurezza in senso stretto, ma anche di comunicazione, cultura, stili di leadership, attenzione al loro benessere, cura?

3. Dire e fare delle cose, promuovere delle iniziative, è imprescindibile. Ma ci stiamo ricordando anche della dimensione emotiva di chi riceve le nostre comunicazioni?

4. E se ci sono delle scelte difficili da compiere, come purtroppo accade e accadrà, ce ne prendiamo diretta responsabilità, come veri leader e non solo manager? Henry Ward, CEO di Carta, licenzia 161 dipendenti e fa questo discorso. Se non avete tempo di leggerlo tutto, ecco un estratto interessante:

“Una volta prodotte le liste [dei licenziati], mi sono state inviate per l’approvazione. È importante che tutti voi sappiate che ho rivisto personalmente ogni elenco e ogni persona. Se sei uno di quelli licenziati è perché l’ho deciso io. Non il vostro manager. Per la maggior parte di voi è stato piuttosto il contrario. I vostri manager hanno lottato per tenervi e io li ho obbligati. Loro sono irreprensibili. Se oggi è il vostro ultimo giorno, c’è solo una persona da incolpare e quella persona sono io”.

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