Basta parlare di futuro del lavoro

futuro lavoro Time Maggio 2009

Penso sia giunto il momento di smettere di parlare di futuro del lavoro. È stato il mio cavallo di battaglia per anni. Ho avuto un autentico innamoramento per tutto ciò che riguardava “il lavoro che verrà”. Ma ogni giorno che passa, ogni intervento che ascolto, ogni professionista che incontro, ogni ricerca che leggo, ogni questione che mi trovo ad affrontare nella mia quotidianità lavorativa mi mette davanti all’evidenza che quel lavoro è già qui.

Se non cominciamo a realizzare che il futuro del lavoro è adesso, non supereremo mai i modelli novecenteschi che lo governano. Ciò che è peggio, non sapremo affrontare le sfide di oggi. Continuando a usare le regole vecchie del gioco, perderemo inevitabilmente ogni partita e saremo presto fuori dai tornei.

Il lavoro del futuro è in realtà il lavoro del presente. Per questo dobbiamo essere preparati a rispondere a domande nuove, sia che ci occupiamo a vario titolo di risorse umane, sia come singole persone.

Ci sono almeno 3 motivi per cui non ha più senso di parlare di lavoro del futuro.

Il primo è l’avvento della tecnologia, che ha radicalmente trasformato il modo in cui produciamo e consumiamo le cose, interagiamo con gli altri, fruiamo di servizi. L’intelligenza artificiale, l’automazione, l’Internet of Things, le wearable technologies non sono solo parole alla moda. Sono già prepotentemente entrate nel mondo del lavoro e ne stanno mutando i processi. Come conseguenza di queste trasformazioni, sono già in atto cambiamenti nei modi di lavorare, nelle organizzazioni e nelle relazioni personali. Ad esempio, cosa succederà quando il tuo capo sarà un robot?

Il secondo sono i dati, più mediaticamente detti big data. Anche qui, non si tratta di una buzzword con cui farsi belli ai convegni di marketing. Saper gestire una quantità di informazioni mai disponibile prima d’ora sta modificando completamente lo scenario di chi opera nel mercato del lavoro. L’ascesa di nuovi player sta già sconvolgendo le dinamiche di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Saper trovare un lavoro, un qualsiasi lavoro, dipenderà da quanto si è bravi a cercare informazioni online?

Il terzo è che esistono già nuovi lavori, nuovi modi di lavorare e nuovi lavoratori. Professioni e professionalità vanno scomparendo, altre completamente inedite stanno nascendo. Smart working, remote working, tutte le forme possibili di lavoro flessibile sono già in mezzo a noi e stanno radicalmente ridefinendo il nostro approccio al lavoro e le dinamiche organizzative. La vita poi si allunga sempre di più, e una forza lavoro multigenerazionale diventerà la norma. Come gestire team da remoto? Come coniugare le istanze dei millennials con chi è prossimo alla pensione?

Gli osservatori ne discutono già da tempo, in questo post non cito nulla di nuovo, almeno per gli addetti ai lavori. Quello che vedo, però, è il rischio di continuare a parlarne come qualcosa di esoterico, che avrà un impatto su di noi fra chissà quando. Il futuro del lavoro è già qui, in mezzo a noi: invece che limitarsi a trattarlo come elemento esotico, dovremmo imparare a riconoscerlo per poterlo governare meglio.

Basta parlare di futuro del lavoro. Iniziamo a guardare al presente del lavoro e a plasmarlo, perché da questo dipenderà come evolveranno la nostra vita e la nostra economia.

#FutureOfWorkIsNow

PS: come immagine ho scelto la copertina che il Time ha dedicato al Futuro del Lavoro. Correva il maggio del 2009.

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