
Il carico mentale è lo sforzo cognitivo necessario per gestire e organizzare le attività quotidiane. Corrisponde alla quantità di attenzione, memoria e risorse cognitive impiegate per completare un’attività, che si aggiunge alla fatica pratica per realizzarle. Questo dispendio si fa ancora più oneroso quando aumentano le sovrapposizioni fra vita e lavoro.
Pensare alla spesa da fare mentre si è in riunione, addormentarsi rifacendo mente locale su quel progetto, far quadrare gli impegni familiari con le scadenze lavorative. In un continuo esercizio di giocoleria, siamo costantemente sollecitati a essere qui e altrove contemporaneamente. Un travaglio e un investimento non solo in termini di pensieri e incastri logistici, ma anche di responsabilità, compiti, sensi di colpa, che non di rado sfociano in tensioni, esaurimento, burn out.
Oscillare mentalmente e fisicamente in tempi e spazi diversi è in effetti decisamente stressante. Siamo di fatti presi da una serie di operazioni di micro-management che ci fanno oscillare di continuo fra il nostro io pubblico e quello privato: tanti piccoli tributi doganali che, pur infinitesimali, rappresentano un costo importante per via della flessibilità guadagnata in questi anni. Trasformando la giocoleria in vera e propria acrobazia.
#bastalavorarecosì
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