Parlare di AI (anche quando non ti senti pronta)

Il 28 aprile è uscito “Intelligenza”, libro scritto assieme a Luca Tremolada e che nell’introduzione ho definito come sia un azzardo, sia come “un instant book onesto, basato su quanto abbiamo capito a oggi dell’AI e dei suoi possibili impatti su individui e organizzazioni.”

Scriverlo ha significato tante cose per me: fare una full immersion su temi ancora tutti da decodificare, divertirmi con i messaggi di Luca che invece era totalmente a suo agio con il tema, camminare sulle uova per mesi. Perché parlare di un fenomeno così nuovo implica necessariamente una dose di imprudenza e accettare anche di essere sbugiardati a distanza di poco tempo. Ma abbiamo voluto lo stesso fare il tentativo, perché l’argomento era così intrigante, e la possibilità di coniugare prospettive competenze HR e tech così appetitosa, che non abbiamo resistito.

E così eccoci qua, alle prese con i primi incontri pubblici o le prime interviste. Ho notato che l’ansia e la sindrome dell’impostore stanno iniziando a scemare. Non perché ne sappia necessariamente di più, ma perché mi sto proprio godendo questi momenti di confronto all’alba di questa nuova, gigantesca trasformazione. A ogni appuntamento, anche non correlato al libro, aggiungo un tassello, mi si accende una piccola scintilla, unisco un puntino in più o – viceversa – mi cade una micro certezza che davo per acquisita.

Forse perché, arrivata oramai al terzo quarter della mia vita, come direbbe Sebastiano Zanolli (vedi link sotto), non posso fare a meno di ricavare proprio dalla curiosità, lo scambio e lo studio la maggior gratificazione.

Grazie per aver letto fin qui, se siete curiosi di quello che stiamo raccontando su #Intelligenza, a voi i link sotto. Buon mercoledì!

Qui la mia intervista al Sole 24 Ore TV: Ia e nuove competenze: come cambia il lavoro.

E qui il link alla puntata podcast di Sebastiano Zanolli La grande differenza

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