
Il 2026 non si è aperto nel migliore dei modi ma almeno è stato all’insegna di bellissime letture. La migliore in assoluto, un capolavoro che a mio avviso resterà, è il romanzo Quello che possiamo sapere (What We Can Know) di Ian McEwan.
Il libro alterna due piani temporali. Il primo, nel 2014, quando durante una cena tra amici, il poeta Francis Blundy legge alla moglie Vivien una “corona” di sonetti, A Corona for Vivien. Il testo non verrà mai pubblicato e svanisce. Il secondo, nel 2119: in un futuro post‑catastrofe climatica, il Regno Unito è un arcipelago. Qui lo studioso Thomas (Tom) Metcalfe si ossessiona con il mistero del poema perduto e prova a ricostruire cosa sia davvero accaduto quella sera del 2014, setacciando archivi, diari e testimonianze.
La prima parte è un giallo letterario nel futuro: Tom (insieme alla collega e compagna Rose) indaga fra documenti lacunosi e piste contraddittorie, interrogandosi su quanto si possa conoscere del passato quando le prove mancano o sono ambigue. A metà, il romanzo cambia voce e prospettiva, tornando attorno alla cena del 2014 e alle dinamiche intime tra gli invitati, concentrandosi soprattutto sulla coppia Blundy: l’amore, il potere, i sacrifici e le possibili ragioni per cui un presunto capolavoro potrebbe essere stato nascosto o distrutto. Mc Ewan tiene insieme mistero letterario, romanzo d’amore e meditazione sul tempo: il futuro ci osserva con un misto di nostalgia e giudizio; noi guardiamo il futuro con timore. Attraverso archivi e frammenti cerca di ricomporre una storia, mostrando quanto ogni ricostruzione sia sempre parziale.
“Vorrei gridare giù attraverso un buco nel soffitto del tempo e avvertire la gente di cent’anni fa: Se volete che i vostri segreti siano mantenuti, sussurrateli all’orecchio del vostro amico più caro e fidato. Non fidatevi della tastiera e dello schermo. Se lo fate, sapremo tutto”.
Scelgo questa sottolineatura perché per me è la chiave di lettura di tutto il volume. L’autore esplora il concetto di privacy nell’era digitale e il paradosso per cui, pur sapendo moltissimo (email, documenti) del passato e degli altri, in realtà non conosciamo la vera natura dei loro sentimenti e segreti.
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