Faccio cose, vedo gente, parlo agli eventi. Personal Branding, lo stiamo facendo male?

Sui social media, professionali e non solo, capita spesso di leggere post tipo “Domani parteciperò a questo panel”, “Sono all’evento XYZ per parlare di ABC”, “Felice dell’invito a discutere di”, “Ecco la mia intervista…”. Lo fanno tutti, lo faccio anche io. Spesso senza pensarci troppo, spesso perché autenticamente contenta di avere spazio per esprimere il mio pensiero (o ascoltare quello altrui). Niente di male, blanda autoreferenzialità, anche l’ego vuole la sua parte.

Ieri sera però, guardando la mia agenda dei prossimi due mesi, mi sono chiesta che senso avesse fare un elenco delle iniziative a cui sarò chiamata a dire la mia. Tanto più che molti di quegli appuntamenti sono a porte chiuse, magari perché destinati agli studenti dell’Università.

Ecco, qui vorrei provare a non scriverne per farmi dire: “Brava, ma quante ne sai?”, quanto piuttosto per provare a generare (almeno un minimo di) valore per chi mi legge. Per ogni evento tenterò di condensare in una frase quello che spero il pubblico si porterà a casa dal mio contributo.

Penso infatti che raccontare quello che si fa sia un elemento chiave del proprio Personal Branding, ma che se ci si limita a mettere su Instagram il badge che riporta il proprio nome non si rende un buon servizio a nessuno. E che parlarsi addosso non crea valore, al limite lo distrugge. Voi cosa ne pensate?

PS: Poi magari per ciascuno degli eventi mi scapperà un vanity post, non me ne vogliate. Sto cercando di smettere.

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Partiamo con “Meet the future”, un ciclo di incontri organizzati da The Adecco Group Italia , il cui focus è individuare quali sono le competenze in grado di rendere i candidati maggiormente impiegabili sul mercato del lavoro. Per me le skill principali sono consapevolezza, curiosità, voglia di imparare e di studiare di continuo. Le mie parole chiave per parlarne agli studenti saranno: social recruiting, digital reputation, personal branding.  Dopo la data del  6 maggio in Cattolica, parteciperò a “Meet the future” il 23 allo IAAD a Bologna, il 27 allo IAAD a Torino, il 12 giugno al Locale fuori Milano a Milano.

Il 15 è la volta di un convegno a Parigi, l’International Seminar of Study “A social and labour Europe, the contribution of workers’ organizations”, dove sarò chiamata a confrontarmi sul tema “Women and work in a changing world”. Tema che mi sta a cuorissimo, non tanto perché voglio enfatizzare il ruolo che le donne possono avere nel lavoro che verrà, quanto perché penso che sia per me l’occasione di cominciare a esplorare la questione “futuro del lavoro” da una prospettiva “al femminile” (e non femminile tout court).

Esploderò quest’ultimo tema nel mio primo Tedx, che si terrà a Milano alla Santeria sabato 25 maggio. Il tema è l’etica di domani, e approfitterò dei miei 18 minuti per raccontare quanto sia necessario iniziare a pensare al futuro del lavoro nei suoi aspetti più soft, perché saranno quelli che determineranno il nostro modo di lavorare e, in ultima istanza, le nostre vite. L’inizio delle registrazioni per l’evento sarà alle 11 e la chiusura alle 16.00. I biglietti sono in vendita qui: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-tedxdarsena-2019-61262268093, link raggiungibile anche dal sito ufficiale http://www.tedxdarsena.it/ .

“Il futuro del lavoro, spiegato” è il nome degli “Innovation Talks” che si terranno sotto il cappello del Tedx Varese il 7 giugno. Con me Pino Mercuri, HR Director di Microsoft Italia e Federico Visconti, Rettore dell’Università LIUC – Carlo Cattaneo. Nello specifico, io parlerò di come cambia il modo di cercare lavoro con l’avvento delle tecnologie esponenziali e dell’irrunciabilità della consapevolezza digitale. 

L’11 giugno si torna a Milano per moderare il panel su “Social Recruiting & Talent Acquisition” di In Recruiting, cercheremo di indagare temi come l’employee advocacy e il personal branding in azienda.

Il weekend del 22 giugno è il turno del Web Marketing Festival a Rimini. Faremo un workshop sul fact checking del CV, rispondendo alla domanda: cosa guarda un selezionatore quando consulta i profili online di un candidato?

Chiudiamo giugno a Modena, il 26 incontrerò le PMI per discutere con loro di come possono attrarre e conquistare i millennial. Parola d’ordine: ripensare le politiche HR dell’azienda.

Ma queste saranno settimane in cui accadrà anche molto molto altro, lo racconterò in uno dei miei prossimi post.

Il lavoro alla spina cambia il welfare

Il lavoro alla spina cambia il welfare - immagine

Sono molte le incognite legate al futuro del lavoro.

Con l’emergere di forme di impiego sempre più individualizzate e indipendenti, fortemente frammentate e destrutturate, si rende urgente una riflessione su come debbano evolvere le garanzie della protezione sociale dei lavoratori.

Il mio ultimo contributo per il blog “La Nuvola del Lavoro” del Corriere della Sera:
Il lavoro alla spina cambia il welfare

#FutureOfWorkIsNow

Il mondo raddrizzato dei padri in congedo svedesi

padri svedesi

“Un mondo capovolto, cioè raddrizzato.” E’ quello che racconta Simone Sabattini in questo reportage dalla Svezia.

Al di là del messaggio generale e sorprendente su come si possa vivere il congedo di paternità, sono due a mio avviso i passaggi fondamentali, esemplificati da questi due virgolettati, raccontati da due padri al momento a tempo pieno.

«Nessuno mi ha dato problemi per il congedo, ci mancherebbe: in caso contrario avrei cambiato società, conosco il mio valore di mercato e sui figli non posso certo accettare condizioni»

Per dire che esistono mercati del lavoro (e professioni) in cui il potere negoziale è sbilanciato positivamente dal lato del lavoratore, specie in una fase particolare come quello della genitorialità. A chi va in congedo parentale nel Paese nordico lo Stato assicura l’80% dello stipendio, e molte aziende integrano la cifra.

Non fila sempre ovviamente tutto liscio nemmeno in Svezia. Sembra però esserci la consapevolezza che la carriera è un percorso almeno quarantennale, dove c’è spazio per alti e bassi. E soprattutto dove i progressi professionali possono arrivare anche in età avanzata.

«Se ho perso qualche chance al lavoro? Forse, ma ho ancora 30 anni davanti prima della pensione: il tempo che ho passato con i miei figli non me lo toglierà mai nessuno».

Leggetelo tutto, il reportage. Ne vale la pena: https://www.corriere.it/elezioni-europee/100giorni/svezia/.

PS: Le foto (tra cui quella che ho inserito qui) sono bellissime e il formato finalmente innovativo.

#FutureOfWorkIsNow

Lavoro del futuro, qualche indizio

 

TAG_FlexibleWorking_Master_InfographicMi capita spesso che mi chiedano come sarà il lavoro del futuro. La verità è che non lo so, e penso che sia veramente difficile, anche solo con un minimo di onestà intellettuale, poterlo predire con certezza.

Si possono però individuare delle tendenze, provare a rintracciare dei segnali. Alcuni di essi, in queste ultime settimane, mi sono apparsi più chiari di altri e proverò a riassumerli qui.

Ho avuto il privilegio di prendere parte a molte iniziative e ciascuna mi ha restituito una suggestione, qualcosa che potrebbe aiutare a capire il mondo del lavoro che verrà.

Talent Intelligence

A Londra ho partecipato al Talent Intelligence Summit, incontro annuale europeo di LinkedIn dedicato alle società di selezione. Quest’anno le parole chiave erano insights e instincts. Come a dire, per quanto dati riusciremo a elaborare, per quanta intelligenza artificiale entrerà negli uffici del personale, per quanta automazione reinventerà i processi produttivi, ci sarà ben poco di rivoluzionario nelle risorse umane se non interverranno anche competenze umane specifiche. Quali l’intuito, la creatività, l’estro nel trovare soluzioni originali. Personalmente non mi è chiaro se sarà così nel lungo termine, di certo ne vedo già alcuni effetti sul breve.

Linkedin_LondonSempre nella capitale inglese ho passato qualche giorno negli uffici di LinkedIn UK e di WeWork, rete internazionale di coworking. Spazi totalmente destrutturati, brulicanti di vita. Come dice una mia cara amica, privi di quelle “dinamiche tipicamente aziendali di fazioni opposte di ufficio, di gossip alla macchinetta del caffè”. La socialità è lasciata all’individuo o ai piccoli gruppi che lavorano in questi contesti, con due conseguenze a mio avviso rilevanti. Da un lato la contaminazione con persone che si occupano di cose del tutto diverse dalle tue e la ricchezza che ne può derivare. Dall’altro, un ulteriore carico per chi lavora da solo, che ha anche l’onere di intrecciare relazioni non formalizzate, prive delle ritualità consolidate.

Sono poi intervenuta all’iniziativa Nuvola Rosa di Microsoft, con un lungo incontro con circa sessanta studenti di terza e quarta di un istituto tecnico. Tema: usare i social network anche in ottica professionale. Istituti di eccellenza, ragazzi in gamba. Eppure, in grande difficoltà a capire le conseguenze delle loro azioni online sulla loro “vita reale”. Un problema non solo loro, naturalmente. Ma parlando dei processi di selezione, come la mettiamo con generazioni di colleghi contraddistinte da digital divide abnormi?

TAG_FlexibleWorking_Master_InfographicInfine, abbiamo da poco lanciato la nostra ricerca sulla Flexible Workforce, in collaborazione con LinkedIn. In sostanza, ci siamo chiesti quale sia il presente e il futuro di chi non rientra nelle forme lavorative tradizionali. Trattandosi di uno studio di portata globale, è facile immaginare tutte le complessità del caso, a partire da quelle terminologiche – si pensi solo a parole come contractor, associate, freelance, entrepreneur. Ne è venuto fuori un ritratto a mio avviso molto interessante, il primo così completo e sfaccettato. Tante le sfide per queste figure, com’è chiaro che sia. Tante le responsabilità per chi, a tutti i livelli, si occupa di mercato del lavoro, che sia sul piano politico, accademico, istituzionale o di business. Di certo, il progetto più bello che ho coordinato quest’anno e che fa intravedere un pezzetto di quello che sarà il futuro del lavoro.

Se volete saperne di più o dirmi la vostra scrivetemi!

Le buone maniere per trovare lavoro

Galateo Linkedin Zanella

Se c’è una cosa che mi colpisce sempre è la buona educazione che contraddistingue i miei contatti online. Persone che non incontro quasi mai offline, ma verso le quali sento un’affinità particolare, in primis per i modi.

Persone

  • non aggressive,
  • che si presentano senza essere invadenti,
  • che propongono servizi senza farti sentire l’ennesimo cliente da spennare,
  • che cercano contenuti sensati e ringraziano quando li trovano, magari arricchendo il tuo punto di vista,
  • che offrono aiuto disinteressatamente.

In altri termini, persone educate e professionali e che proprio per questo raggiungeranno i loro obiettivi, di vendita o di auto posizionamento che siano.

La scoperta dell’acqua calda? Beh, no. La maleducazione – anche sulle piattaforme di business networking – non è così rara e credo che ciascuno l’abbia sperimentata. Quel che è peggio, io credo, è non averne consapevolezza. E  quindi reiterarla, a scapito magari di un’opportunità professionale che potrebbe arrivare e invece – guarda un po’ – non arriva.

Grazie a Giada Susca, Valentina Marina per avermi coinvolto nella tappa zero del #GalateoLinkedIn Tour, a Roma martedì 23 maggio. Proveremo a dare tanti esempi concreti del perché comportarsi civilmente sul Web può aiutare a far carriera.

Galateo Linkedin

Google Hire, sarà vera gloria?

google hire

Da qualche settimana si parla di possibili nuovi player nell’ambito del recruiting online.

Nello specifico, circolano varie ipotesi sul nuovo progetto pilota di Mountain View, Google Hire, che è stato subito comparato a LinkedIn.

Incautamente e superficialmente, a mio avviso.

Ne ho scritto per il blog di Franco Angeli dedicato alle #ProfessioniDigitali.