

Cosa possono fare le aziende per essere più eque e inclusive?
La scorsa settimana ho assistito a un bellissimo convegno organizzato da Sodalitas dal titolo “Contro la violenza di genere: l’incontro con Fondazione Giulia Cecchettin”.
Ho trovato illuminante l’intervento di Stefano Ciccone del Comitato Scientifico della Fondazione, di cui proverò a riportare i messaggi essenziali.

Partiamo da una premessa importante. L’azienda non è solo un luogo di produzione: è un ecosistema che comunica, che crea linguaggi, che legittima modelli di autorevolezza, che definisce cosa viene premiato e cosa resta invisibile. In altre parole, si tratta di un attore fondamentale per promuovere rispetto e prevenzione. C’è anche la scuola, per fare educazione, ha ricordato Gino Cecchettin. Ma se ai ragazzi mancano modelli adulti credibili, ecco che le imprese possono davvero avere un ruolo cruciale.

Attraverso criteri di selezione, valutazione, welfare, orari e opportunità di carriera, le organizzazioni hanno difatti un impatto concreto su tutta una serie di dimensioni:
– alimentano (o trasformano) modelli di consumo e di vita
– riconoscono o svalutano competenze
– incidono sul rapporto tra lavoro e genitorialità
– determinano livelli di reddito e possibilità di crescita
E allora vale la pena chiederci:
che cosa premiamo davvero sul lavoro?
– Competitività o capacità cooperativa?
– Razionalità o empatia?
– Autorevolezza o assertività?
– Obiettività o responsabilità?
– Presenza o affidabilità?
C’è una lente di genere in queste scelte, anche quando pensiamo di essere “neutrali”.
Perché prima ancora delle regole, delle garanzie e dei diritti, sono in gioco:
-le aspettative sociali attribuite ai sessi
– i modelli di professionalità “accettabili”
– le competenze date per scontate
– il gioco delle parti che si riproduce nei gesti quotidiani, nel linguaggio, in ciò che consideriamo “naturale”
Ed è qui che trovano spazio – o vengono contrastate – dinamiche come: molestie, ricatti sessuali, svalutazione professionale, disparità economiche, diverse opportunità di carriera, gestione della genitorialità.
Parlare di genere nel contesto di lavoro non è un esercizio teorico.
È un modo per rimettere a fuoco i modelli organizzativi, le relazioni e il potere che esercitiamo ogni giorno, spesso senza rendercene conto.

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