
Ultimamente sto leggendo moltissimo di tecnologia e intelligenza artificiale. Cerco soprattutto di interrogarmi su quali impatti avranno sul futuro del lavoro, selezionando autori e scritti più vicini a questi temi. Questa è quindi una puntata speciale di Sottolineature, dove cerco di tratteggiare i passaggi e i concetti che più mi hanno colpito.
La società tecnologica di Jacques Ellul, Silvio Berlusconi Editore, ci ricorda che la tecnica non è mai neutrale. Avanza per la sua logica interna, travolgendo tradizioni, ritmi, significati. In quell’ambiente noi ci adattiamo, come agli albori del mondo, ma con altre strategie di sopravvivenza. Negli ultimi due secoli sono cambiati i contorni del lavoro: più rapido, più standardizzato, più totalizzante e l’avvento dell’AI non può che far crescere queste caratteristiche in modo esponenziale. L’autore ci avverte: non è l’efficienza il problema, ma ciò che lasciamo indietro mentre la inseguiamo.
Sottolineatura: «L’ambiente in cui l’essere umano vive non è più il suo ambiente… L’uomo è fatto per muoversi a sei chilometri all’ora e si muove a mille»
Sangue nelle macchine di Brian Merchant, Einaudi, ci propone invece un punto di vista inedito: il luddismo come forma di lucidità. L’autore ci porta tra gli artigiani che hanno capito per primi cosa stava succedendo e a sui si stavano ribellando: non erano contro le macchine in sé, erano contro l’uso delle macchine per comprimere il valore del lavoro umano. Tradotto: non è la tecnologia a erodere i diritti: sono le scelte di chi la implementa. E oggi? Dalle piattaforme che spostano il rischio sui lavoratori agli algoritmi che svalutano la creatività “perché tanto basta una prima bozza”, le logiche non sembrano essere cambiate, con più silicio e meno rumore di telai nel sottofondo.
Sottolineatura: “I luddisti capivano fin troppo bene la tecnologia: non la odiavano, odiavano il modo in cui veniva usata per affamare la gente e arricchire i padroni.”
StrategIA di Luisella Giani, Egea, smonta l’idea che l’AI sia una bacchetta magica e propone un modo adulto di pensare al cambiamento. L’autrice sostiene che l’AI-first non è un traguardo tecnologico, ma una postura organizzativa. Non ci salverà un LLM generico, bensì la capacità di scegliere, orchestrare, integrare. Guardandoci allo specchio e capendo se come manager siamo più Struzzi, Orsi, Fashionisti… o se abbiamo davvero la forza di diventare Visionari.
Sottolineatura: “Cambiare la cultura di una organizzazione è come spostare un cimitero: non puoi aspettarti molto da chi ci abita”
La differenza fondamentale di Luciano Floridi, Mondadori, va dritto al punto: l’IA non pensa. Agisce. Non possiede intenzionalità, desiderio, scopo. È potente, sì. Ma non è intelligente: è agente. Secondo il filosofo il problema non è la macchina: siamo noi, che proiettiamo sull’AI ciò che vorremmo vedere, o ciò che temiamo. Noi che dobbiamo distinguere l’agire veloce, efficiente, efficace dal comprendere lento e profondo. Noi che, per l’autore, dobbiamo proteggere quella differenza fondamentale che ancora definisce cosa significhi essere umani.
Sottolineatura: “La disoccupazione tecnologica è ciò che abbiamo progettato da sempre, facendo affidamento su animali, su altri esseri umani, scienza, tecnologia, capitale e interesse composto. Da tempo immemorabile cerchiamo di renderci superflui per poterci dedicare al tempo libero. Abbiamo faticato molto per non faticare più. Ma ora che questa opportunità storica è goduta da (o almeno è alla portata di) un numero limitato, ma auspicabilmente in crescita, di persone, per tratti sempre più ampi della loro vita, siamo stati colti impreparati”.
Chiudo con Macchine come me, romanzo estraniante di Ian Mc Ewan. Lettura che non so se vi farà dormire la notte.
Sottolineatura: “Come era accaduto dopo la guerra con la sconfitta di un grande campione di scacchi, il trionfo della macchina non diminuí il fascino del gioco. Vincere, si disse, era meno importante del piacere che procurava il groviglio di possibilità nel contesto specifico.”
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