
Nelle fiabe armene, alla fine del racconto “cadono tre mele dal cielo”: una per il narratore, una per chi ascolta e una per chi capisce, ricorda e tramanda. È l’equivalente del nostro “e vissero felici e contenti”, ma con una differenza sostanziale: la storia non si chiude, viene restituita al mondo. Vive solo se passa di voce in voce.
Ho scoperto la metafora delle tre mele grazie al mio recente viaggio a Yerevan, capitale dell’Armenia, dove sono stata invitata all’HR Marketing & Employer Branding International Conference.

La prima mela è del narratore. E da narratrice, nel mio keynote, sono partita da una domanda: che cosa noterebbero le persone della tua azienda se non ci fosse il logo a rappresentarla? Spesso trattiamo cultura, esperienza e comunicazione come mondi separati, quando invece sono parte di un unico movimento: le priorità delle persone generano rituali, i rituali modellano le esperienze e le esperienze determinano la percezione del brand, la produttività, la motivazione, la soddisfazione del cliente e la reputazione esterna (oltre che, naturalmente, l’employer brand).
È un volano che nasce da ciò che le persone vivono davvero. Per questo l’allineamento tra HR, Comunicazione e Marketing non è un vezzo: serve a trasformare ciò che accade ogni giorno in un racconto credibile e condivisibile, che ha conseguenze molto concrete sia lato engagement, sia lato business.

La seconda mela è per chi ascolta. E lì davanti avevo un pubblico giovane, quasi tutto femminile. In Armenia sembra vietato superare i trent’anni: ovunque ti giri vedi professioniste, manager e studentesse che sembrano appena uscite da liceo o università, di cui avverti da lontano energia e e freschezza. A loro ho raccontato che l’advocacy nasce da esperienze semplici, soddisfacenti e inclusive. È lì che si genera il desiderio di condividere, e non c’è narrativa artificiale che possa sostituire il potere di un’esperienza che funziona davvero. Ovviamente l’AI può aiutarci a scrivere, amplificare e rendere accessibili le nostre storie, ma l’umanità e l’autenticità restano le precondizioni: servono consenso, attenzione ai bias, cura delle fonti e una narrativa che parte sempre dall’interno.

La terza mela, infine, è per chi accoglie la storia, la comprende e la tramanda. È la mela della memoria, della continuità, della comunità. Ed è quella che porto a casa dal Caucaso: il racconto appartiene a chi lo riceve e lo fa circolare. I messaggi che sto ancora ricevendo da organizzatori e partecipanti sono la prova più bella che il senso del mio intervento non è rimasto sul palco, ma ha iniziato a viaggiare. Visitare l’Armenia è stato sorprendente: più Europa che Asia, con un tocco di Medioriente; un alfabeto unico, una cultura cristiana millenaria, un passato segnato da ferite profonde e un presente che corre verso la modernità.
A Skill, che mi ha invitata, va la mia gratitudine, così come a tutte le persone che ho incontrato, per tenere viva la storia.

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