Ironia, la competenza che non ti aspetti

“Ironia” è il settimo volume nella collana “Voci del Lavoro Nuovo”: una disanima originale e
divertente del perché sia necessario fare entrare questa parola, inedita nel mondo del lavoro, nel
nostro vocabolario quotidiano professionale.

Il suo autore Paolo Iacci da anni propone analisi sul mondo del lavoro insolite e irriverenti e sulle
evoluzioni che hanno investito la nostra sfera professionale. Non è un caso se il lemma proposto non è proprio fra quelli che ci si potrebbe aspettare in una collana di management e se anche il registro è sopra le righe.

Perché alle organizzazioni, oggi più che mai, serve ironia? E che cosa intende l’autore con questo termine? Usare l’ironia al lavoro non significa in questo caso dissimulare, ma soprattutto decostruire, saper usare senso critico, mettersi in discussione, non avere paura del senso dell’umorismo, arma implacabile per svelare ciò che non funziona. Serve quindi sia a chi ha responsabilità di team, sia al singolo individuo. Iacci sostiene che l’ironia deve essere prima di tutto
autoironia, intesa come la capacità di prendersi gioco di sé, di non prendersi troppo sul serio. Non ci può essere persona saggia e di talento che non sia profondamente autoironica.

Di fatto, si tratta di una competenza che migliora la nostra auto efficacia, partendo da una capacità
di guardare a se stessi con distacco. L’ironia è una risorsa utile a contribuire a rendere più sereno
il clima lavorativo e a instaurare relazioni di fiducia con colleghi e clienti. L’autenticità e il senso
dell’umorismo che la contraddistinguono possono disinnescare situazioni di tensione e, se ben
direzionata, costituire una leva per l’aumento della sicurezza psicologica negli ambienti di lavoro.
Specie se sono i capi ad utilizzarla, essa può fare da volano per una cultura che contempli il
fallimento e la leggerezza di cui tanto hanno bisogno le organizzazioni. Apre le porte all’ascolto,
alla proattività, all’innovazione, favorendo un approccio alla vita lavorativa attivo e intraprendente.
Permette di promuovere un dialogo costruttivo e incoraggia un coinvolgimento spontaneo e
autentico. Questo coinvolgimento – afferma l’autore – è alla base della motivazione e della
creatività delle persone. La creatività, a sua volta, è il carburante dell’innovazione. È la capacità di
generare idee nuove e originali, di sfidare le ipotesi e di pensare oltre i confini convenzionali. Le
aziende che abbracciano la creatività riescono a proporre soluzioni inedite e a distinguersi nel
mercato.

A livello macro, in un periodo storico in cui le aziende devono mutare spesso la loro configurazione
in relazione a una tecnologia in continuo sviluppo e a mercati assai mutevoli, l’impiegabilità delle
persone varia molto in relazione alla loro capacità e motivazione all’apprendimento. Le persone
con mestieri a più basso contenuto cognitivo e relazionale rischiano di trovarsi rapidamente fuori
mercato. Devono essere parte attiva di importanti piani di formazione e di comunicazione,
semplice ma battente, usando nei limiti dei possibili messaggi chiari e abbordabili per tutti.

Per i motivi sopra elencati, oggi più che mai ironia è una voce del lavoro nuovo. Come sostiene
Iacci purtroppo la letteratura manageriale trabocca di libri sulla leadership in cui vengono elencate
tutte le meravigliose qualità che ogni buon capo dovrebbe avere. Chiosando ironicamente che “a
leggerli, è più facile diventare santi che manager”. Questa collana non ha ambizioni di santità ma
di proporre un nuovo approccio al lavoro: con questo libro confidiamo di dimostrarlo ancora una
volta.

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