Sottolineature – Manifesto pisolini

Il titolo sembra puccioso e la grafica leziosa. Ma “Manifesto pisolini” (edizioni le plurali) è un libro minimal solo nelle dimensioni.

Un piccolo formato, una scrittura fitta fitta e un punto di vista Gen Z femminista sul femminismo, sul capitalismo e soprattutto sul diritto al riposo.

Le argomentazioni sulle prime due dimensioni colpiscono meno direttamente le mie corde (ma evviva le prospettive differenti e soprattutto la voglia di esprimerle).

In compenso ho trovato centratissimo il focus su disconnessione e necessità di ossigenare corpo e spirito scendendo dalla ruota del criceto.

In particolare, mi è piaciuto il concetto di cronofagia legato ai social media. Lo scrolling divora il nostro tempo libero, ci impedisce di staccare, ci assuefa e rende difficilissimo prendere sonno, creando continuo appetito per il prossimo reel. Per di più, e qui sta il paradosso, non siamo pagati per quello che è a tutti gli effetti un lavoro.

Se è gratis, si diceva qualche tempo fa, vuol dire che il prodotto sei tu. Con l’aggravante che, oltre a essere diventati merce, non smettiamo mai di asservire il nostro tempo al capitale. Nemmeno quando ci illudiamo di star riposando o divertendo davanti a una story o un video breve.

Rivendicare il diritto al riposo diventa un atto rivoluzionario e quello che ha ancora più valore è l’attenzione per gli altri, specie chi ha carichi mentali o di cura più accentuati.

Come ha affermato l’autrice:

«Il mio rimane primariamente un invito ad allenare l’attenzione e la consapevolezza, soprattutto di classe, nonché a fare spazio all’altruismo, mettendo in circolo un moto virtuoso di difesa e cura reciproca del riposo. In poche parole, invito a manifestare pisolini, per sé e per gli altri»

Celebriamo quindi i tempi del riposo, creiamoli per le persone che amiamo e per le persone con cui lavoriamo, non releghiamoli a interstizi fra vita e lavoro, non sentiamoci in colpa ma costruiamo ogni giorno le condizioni per avere l’energia necessaria a fiorire.

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