
Questa puntata della rubrica “Sottolineature” è dedicata “Lavorare è da boomer” di Riccardo Maggiolo, edizioni fior di risorse.
L’autore parte dal presupposto che il lavoro non è più visto come un mezzo per affermarsi personalmente o socialmente, né come un simbolo di appartenenza a una comunità. Anche se non possiamo fare a meno del lavoro, c’è bisogno di un nuovo approccio, più rispondente alle esigenze contemporanee.
Per questo va creata una nuova cultura del lavoro che incentivi la partecipazione e la motivazione sia dei lavoratori sia dei datori di lavoro all’interno delle organizzazioni.
Senza un lavoro partecipato e collettivo, la società non può sopravvivere. Bisogna passare da un culto del lavoro dove ci si inginocchia a esso, a una cultura del lavoro creata insieme dalle persone.
Le organizzazioni dovrebbero essere formate da membri che condividano un valore comune, qualcosa che benefici la società nel suo complesso e che superi gli interessi individuali o dell’organizzazione stessa.
Queste le sottolineature che mi sono più piaciute
Non possiamo fare a meno del lavoro, ma forse non abbiamo più bisogno di questo lavoro.
La creazione e promozione di una nuova cultura del lavoro sono compito sia del lavoratore che del datore di lavoro, ma il cambiamento non può che avvenire all’interno di un’organizzazione.
Senza un lavoro vero, partecipato, collettivo, nessuna società sopravvive
Lascia un commento