Intelligenza – FrancoAngeli

C’è un nuovo “collega” in ufficio. È veloce, ha un QI alto ma non sa la strada per andare in mensa e non si ferma alla macchina del caffè. Ė saccente, ma ogni tanto prende delle enormi cantonate. È un AI Agent. E, adesso, che si fa?

Quali competenze servono per lavorare con l’intelligenza artificiale?

Come ripensare i concetti stessi di esperienza, leadership, gestione del team a fronte di una rivoluzione tecnologica che sta cambiando i processi, le gerarchie, forse l’idea stessa che abbiamo del lavoro e delle organizzazioni?

Se le macchine moltiplicano la nostra capacità di fare, spetta a noi moltiplicare la capacità di essere: esprimere valutazioni e giudizi, relazionarci, assumerci responsabilità. Per questo serve l’intelligenza dell’essere, che intreccia senso critico ed emozioni, flessibilità e collaborazione co‐agentica; che orchestra sapere, saper fare e saper essere, restituendo alla competenza il suo significato pieno.

Questo libro, l’undicesimo volume della collana “Voci del Lavoro Nuovo” nasce quindi come un’inchiesta e si trasforma in un workshop, preciso, pratico, stimolante e lucido. Sgombra il campo da proclami apocalittici e tecnicismi per fornire strumenti e visione a HR, professionisti e lavoratori.

Scritto a quattro mani, Luca Tremolada porta l’analisi tecnologica e dei dati, mentre io metto al centro persone, managerialità e competenze.

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Penso sia superfluo dirlo, ma imbarcarsi in una avventura editoriale del genere è un vero azzardo. Ma come direttrice della collana Voci del lavoro nuovo, di cui Intelligenza costituisce l’undicesimo volume, non potevo resistere all’attrazione di una parola tanto familiare quanto dirompente e a cui sono stati attribuiti così tanti significati nuovi, negli ultimi tempi. 

Abbiamo deciso di prenderci la responsabilità di mettere nero su bianco alcuni concetti perché il lavoro è già intrinsecamente cambiato nell’ultimo biennio. Non solo sulle scrivanie: nelle scelte di assunzione, nella gestione dei dati, nella negoziazione con agenti intelligenti che pianificano e agiscono; nella paura di restare indietro (FOMO) e nella Shadow AI che entra di soppiatto nei processi. Governare questo passaggio non significa “chiudere i rubinetti”, ma dare forma a regole condivise, competenze diffuse e linguaggi comuni. In altre parole: trasformare l’AI da “tecnologia terza” a capitale personale-competenziale e organizzativo.

Il libro è una mappa di orientamento con quattro direttrici e una costellazione di box pratici. Partiamo da una analisi storica per rimettere in prospettiva paure e euforie: dal luddismo alla prima rivoluzione industriale, fino all’odierna confusione tra compiti, lavori e persone, fino alle paure sulla sostituibilità. Qui capiamo perché l’AI per ora “digerisce bene” attività ripetitive, mentre gli umani possono sopravvivere cambiando ruolo: la riconversione è il nostro superpotere. Il box Intelligenza della governance offre subito una bussola: come passare dal “vietare” al gestire (policy, board interfunzionali, formazione) mentre quello dedicato alla Intelligenza narrativa ci aiuta a riconoscere quali storie in azienda alimentano ansia o lucidità.

Proseguiamo poi con una prospettiva più prettamente tecnologica. Niente wow-effect: spieghiamo come funzionano i modelli, che cosa significa la “frontiera frastagliata” delle loro capacità, perché gli agenti contribuiscono ad alleggerire il carico e dove invece sbagliano quando il contesto smette di essere stabile (per esempio tra le mura degli uffici e delle fabbriche). I box Intelligenza critica, Intelligenza digitale e Intelligenza etica costituiscono la cassetta degli attrezzi per evitare di peccare di ingenuità (“lo dice il modello”) o di praticare del cinismo sterile (“non mi fido a prescindere”), trattando temi come la alfabetizzazione algoritmica, i bias, la trasparenza, la responsabilità condivisa.

La terza dimensione che affrontiamo è quella emozionale. Qui facciamo ciò che spesso manca: mettere le persone al centro della trasformazione. Ma non per modo di dire. Dai middle manager “cerniera” alle nuove competenze (up/reskilling), fino alla scuola e alla formazione continua. Il box Intelligenza emotiva spiega perché empatia e soft skills non sono “nice to have” ma costituiscono le base di una sempre più necessaria infrastruttura di fiducia. Il box Intelligenza flessibile introduce il concetto di capitale agentico: autonomia, giudizio, responsabilità come fattori produttivi e di sviluppo. Sono gli ingredienti che fanno la differenza tra “usare tool” e ridisegnare processi, mappare skill, fare crescere davvero colleghe e colleghi. Il box Intelligenza anticipatoria fa il focus sulle competenze, quello sulla Intelligenza co-agentica ci spinge ad andare oltre la mera regia tecnica. 

Entriamo infine dentro le organizzazioni per capire come gestire il cambiamento e la complessità che ne deriva. Facciamo capolino nella testa di manager e team e proviamo a sollecitare un po’ di riflessioni: come si assumono i junior in un mondo in cui l’AI “alza il pavimento” delle competenze? Come si valuta il merito quando la parte esecutiva accelera e quella relazionale diventa decisiva? Cosa significa avere esperienza? Qui troverete criteri, esperimenti che puoi fare, domande guida, per poter esercitare davvero una Intelligenza di leadership diffusa.

Potete trovare “Intelligenza” in libreria, negli store online e su Amazon.

Da maggio ci sarà sul mio profilo Linkedin una rubrica dedicata all’Intelligenza applicata al mondo del lavoro, con estratti dal libro. La troverete anche in newsletter, potete iscrivervi qui.

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