
C’è un nuovo “collega” in ufficio. È veloce, ha un QI alto ma non sa la strada per andare in mensa e non si ferma alla macchina del caffè. Ė saccente, ma ogni tanto prende delle enormi cantonate. È un AI Agent. E, adesso, che si fa?
Quali competenze servono per lavorare con l’intelligenza artificiale?
Come ripensare i concetti stessi di esperienza, leadership, gestione del team a fronte di una rivoluzione tecnologica che sta cambiando i processi, le gerarchie, forse l’idea stessa che abbiamo del lavoro e delle organizzazioni?
Se le macchine moltiplicano la nostra capacità di fare, spetta a noi moltiplicare la capacità di essere: esprimere valutazioni e giudizi, relazionarci, assumerci responsabilità. Per questo serve l’intelligenza dell’essere, che intreccia senso critico ed emozioni, flessibilità e collaborazione co‐agentica; che orchestra sapere, saper fare e saper essere, restituendo alla competenza il suo significato pieno.
Scritto a quattro mani, Luca Tremolada porta l’analisi tecnologica e dei dati, Silvia Zanella mette al centro persone, managerialità e competenze.
Questo libro, l’undicesimo volume della collana Voci del Lavoro Nuovo pubblicata da FrancoAngeli, nasce come un’inchiesta e si trasforma in un workshop, preciso, pratico, stimolante e lucido. Sgombra il campo da proclami apocalittici e tecnicismi per fornire strumenti e visione a HR, professionisti e lavoratori.
Scritto a quattro mani, Luca Tremolada porta l’analisi tecnologica e dei dati, Silvia Zanella mette al centro persone, managerialità e competenze.
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Penso sia superfluo dirlo, ma imbarcarsi in una avventura editoriale del genere è un vero azzardo. Ma come direttrice della collana Voci del lavoro nuovo, di cui Intelligenza costituisce l’undicesimo volume, non potevo resistere all’attrazione di una parola tanto familiare quanto dirompente e a cui sono stati attribuiti così tanti significati nuovi, negli ultimi tempi.
Abbiamo deciso di prenderci la responsabilità di mettere nero su bianco alcuni concetti perché il lavoro è già intrinsecamente cambiato nell’ultimo biennio. Non solo sulle scrivanie: nelle scelte di assunzione, nella gestione dei dati, nella negoziazione con agenti intelligenti che pianificano e agiscono; nella paura di restare indietro (FOMO) e nella Shadow AI che entra di soppiatto nei processi. Governare questo passaggio non significa “chiudere i rubinetti”, ma dare forma a regole condivise, competenze diffuse e linguaggi comuni. In altre parole: trasformare l’AI da “tecnologia terza” a capitale personale-competenziale e organizzativo.
Il libro è una mappa di orientamento con quattro direttrici e una costellazione di box pratici. Partiamo da una analisi storica per rimettere in prospettiva paure e euforie: dal luddismo alla prima rivoluzione industriale, fino all’odierna confusione tra compiti, lavori e persone, fino alle paure sulla sostituibilità. Qui capiamo perché l’AI per ora “digerisce bene” attività ripetitive, mentre gli umani possono sopravvivere cambiando ruolo: la riconversione è il nostro superpotere. Il box Intelligenza della governance offre subito una bussola: come passare dal “vietare” al gestire (policy, board interfunzionali, formazione) mentre quello dedicato alla Intelligenza narrativa ci aiuta a riconoscere quali storie in azienda alimentano ansia o lucidità.
Proseguiamo poi con una prospettiva più prettamente tecnologica. Niente wow-effect: spieghiamo come funzionano i modelli, che cosa significa la “frontiera frastagliata” delle loro capacità, perché gli agenti contribuiscono ad alleggerire il carico e dove invece sbagliano quando il contesto smette di essere stabile (per esempio tra le mura degli uffici e delle fabbriche). I box Intelligenza critica, Intelligenza digitale e Intelligenza etica costituiscono la cassetta degli attrezzi per evitare di peccare di ingenuità (“lo dice il modello”) o di praticare del cinismo sterile (“non mi fido a prescindere”), trattando temi come la alfabetizzazione algoritmica, i bias, la trasparenza, la responsabilità condivisa.
La terza dimensione che affrontiamo è quella emozionale. Qui facciamo ciò che spesso manca: mettere le persone al centro della trasformazione. Ma non per modo di dire. Dai middle manager “cerniera” alle nuove competenze (up/reskilling), fino alla scuola e alla formazione continua. Il box Intelligenza emotiva spiega perché empatia e soft skills non sono “nice to have” ma costituiscono le base di una sempre più necessaria infrastruttura di fiducia. Il box Intelligenza flessibile introduce il concetto di capitale agentico: autonomia, giudizio, responsabilità come fattori produttivi e di sviluppo. Sono gli ingredienti che fanno la differenza tra “usare tool” e ridisegnare processi, mappare skill, fare crescere davvero colleghe e colleghi. Il box Intelligenza anticipatoria fa il focus sulle competenze, quello sulla Intelligenza co-agentica ci spinge ad andare oltre la mera regia tecnica.
Entriamo infine dentro le organizzazioni per capire come gestire il cambiamento e la complessità che ne deriva. Facciamo capolino nella testa di manager e team e proviamo a sollecitare un po’ di riflessioni: come si assumono i junior in un mondo in cui l’AI “alza il pavimento” delle competenze? Come si valuta il merito quando la parte esecutiva accelera e quella relazionale diventa decisiva? Cosa significa avere esperienza? Qui troverete criteri, esperimenti che puoi fare, domande guida, per poter esercitare davvero una Intelligenza di leadership diffusa.